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News Italy

La dott.ssa Cinzia Riassetto
0 Comments Oct 1, 2014 | News Italy

Il viaggio di ritorno nel paese d’origine dei figli adottivi

Post a comment by A. Genitori

Cinzia Riassetto, psicologa e psicoterapeuta con indirizzo sistemico relazionale nel campo delle adozioni internazionali dal 2001, ha spiegato ai genitori adottivi l’importanza del “Viaggio di ritorno”, sottolineando come sia fondamentale non sottovalutare la riscoperta dei luoghi di origine per i bambini adottati: “Quando si parte per un viaggio nel paese dove è nato tuo figlio il bagaglio a mano è pieno di emozioni diverse: desiderio, paura, entusiasmo, ansia e tante aspettative.”

Il seminario ha avuto luogo durante il “Pchum Ben Day”, la festa degli antenati cambogiani, organizzata dal Cifa, onlus operante in Italia nel campo delle adozioni e degli aiuti umanitari. Gli aspetti positivi sono molteplici: per il figlio adottivo è un opportunità importante all’interno del suo processo di crescita, rivedendo il luogo dove ha vissuto le prime tappe della vita e magari incontrando persone. Un viaggio che serve a riappropriarsi di una parte di se e integrarla con quella parte sviluppata in Italia.

I contro possono subentrare quando si sbaglia il momento. Ci sono indicatori a cui fare attenzione per capire se può essere il momento opportuno, come l’età anagrafica. E’ importante per il figlio adottivo capire cosa sta succedendo: “E’ opportuno incontrare l’intera famiglia con diverse tappe di avvicinamento alla partenza” spiega la dott.ssa Riassetto “Capire che stile di attaccamento abbia sviluppato il ragazzo con i suoi genitori adottivi e quale sono state le domande sull’evento abbandonico. Andando a valutare anche il livello di identità del giovane; è infatti fondamentale che ci sia una sufficiente costruzione di identità culturale di ragazzo italiano per rivisitarsi nella sua identità etnica e di origine.”

Un viaggio che la famiglia deve costruire insieme: “La preparazione al viaggio è una preparazione che deve essere affrontata con colloqui sia con la famiglia adottiva che con il ragazzo. Va riempito di aspetti emotivi, cercando di narrare quelle emozioni che lui deve avere in quel bagaglio con cui parte: gioia, ansia, entusiasmo, paura, desiderio. E’ necessario lavorare sulle aspettative con cui si parte: chi si vorrebbe incontrare? Quali posti si vorrebbe rivedere? E poi: se incontrassi quella persona cosa gli chiederesti? Cosa pensi che chiederebbe lei a te?

Questo lavoro si fa su un piano simbolico, attraverso narrazioni emotive che la psicologa fa per lui, in un lavoro di immedesimazione, portando dentro di lui pensieri e risposte. Ed è importante preparare il ragazzo alle zone d’ombra che incontrerà atterrando nel suo Paese; un paese forse idealizzato in famiglia, ma che non potrà essere romanzato nel momento in cui si vedranno i panorami sociali di povertà e indigenza.

Durante questa fase, l’importanza del “bagaglio” è quindi focale, andando a concentrarsi su cosa può essere il ritorno, con un’idea di come si può tornare. Con dei suggerimenti, delle testimonianze di altri ragazzi che hanno affrontato il medesimo percorso. Tale viaggio interiore deve essere costruito parallelamente anche dai genitori: “Il compito del genitore adottivo è quello di accompagnare silenziosamente il figlio senza troppa intraprendenza.” Continua la dott.ssa Riassetto “Questo viaggio unisce ancora di più, e spesso il viaggio permette al ragazzo adottivo anche di sottolineare il presente e di ridefinirsi nella sua famiglia adottiva. Compito dei genitori è quello di accompagnare il proprio figlio in questo viaggio, con uno stile silenziosamente contenitivo, senza esaltare ne limitare il percorso. E questo è possibile se non ci si sente sostituti dei genitori biologici ma co-presenti con loro”.

Un aspetto poco sottolineato nei testi ma ben presente è che questi bambini cresciuti hanno ricordi anche positivi delle persone che gli hanno voluto bene negli orfanotrofi, e quindi la gioia di ritornare in un posto “caldo” la provano e la devono poter condividere con i loro genitori, senza che questi si sentano minacciati affettivamente.
Una volta tornati, importante assicurare al figlio adottivo un confronto sulle emozioni provate. Andando ad analizzare le esperienze, attraverso le foto scattare, i ricordi. Un dialogo costruttivo con i genitori ed il figlio, andando a fare la somma, con un’ottica di crescita dell’autostima. “Quando il viaggio è gestito bene a monte difficilmente c’è il bisogno di intervenire poi successivamente.”

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