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News Italy

Robert e Clara Schumann
0 Comments Mar 24, 2014 | News Italy

Il Canto dell’Aurora: la “folle” musica di Robert Schumann dettata dagli angeli

Post a comment by L. Genitori; A. Genitori

Bipolarismo e schizofrenia in uno dei più grandi compositori classici. Gli ultimi travagliati anni di Schuman tra voci di angeli e sedute spiritiche che accompagnano la scrittura di una delle sue composizioni più discusse ed intriganti: il “Gesange der Fruhe” (Canto dell’Aurora).

Nel primo pomeriggio del 27 febbraio 1854, lunedì grasso, Robert Schuman esce di casa di soppiatto, in pantofole, raggiunge il ponte sul Reno a Dusseldorf e si getta nell’acqua. Alcuni pescatori accorgendosi del fatto lo traggono in salvo, nonostante il musicista tenti ripetutamente di gettarsi di nuovo nelle acque gelide. Viene ricondotto a casa da otto uomini, alcuni ubriachi. La moglie Clara, incinta di 5 mesi, sembra venga lasciata all’oscuro di tutto. Quattro giorni dopo, Schuman viene accompagnato dal Dr Hasenclever e da due robusti infermieri al manicomio di Endenich, da dove non uscirà mai più. Clara lo andrà a trovare per la prima volta soltanto due anni dopo, qualche giorno prima della morte. Un ultimo incontro, messo in dubbio da alcuni storiografi, che getta una luce romantica nella vita di questo splendido compositore.

Robert e Clara Shuman si erano trasferiti a Dusseldorf quattro anni prima, nel 1850. Clara, virtuosa del pianoforte e stimata concertista nei migliori teatri europei, non sopporta la città e per Robert, dal punto di vista professionale, diventano manifeste le sue lacune strutturali come Direttore del teatro e l’incompatibilità con il suo assistente di direzione, Julius Tausch. La sua esperienza di Direttore ed ancor meno di organizzatore di eventi musicali risulta presto deficitaria.

Le sue migliori composizioni, inspirate al nascente amore per la piccola Clara, sono esclusivamente per pianoforte e le sue capacità contrappuntistiche non sono mai venute alla luce. Delle quattro sinfonie da lui composte nel decennio tra il 1841 ed il 1851, la più ispirata risulta essere la seconda in do maggiore scritta nel 1846.

Ricordiamo che Schuman, grandissimo compositore di opere per piano negli anni 30, si occupò dopo il matrimonio con Clara soprattutto della rivista di musica “Neue Zeitschrift für Musik”, da lui creata e che fu, di fatto, la più importante fonte di critica musicale europea di quegli anni. Redatta quasi esclusivamente dallo stesso Schuman, negli articoli egli già manifestava ciò che fu il “leitmotiv” della sua vita intellettuale e psicologica. Firmava i suoi articoli con due pseudonimi, due distinte personalità: il primo, Florestano, vivace cultore delle novità ed avanguardie, il secondo, Eusebio, più intimista e conservatore. Anche nelle composizioni di quegli anni, il “Carnaval” per tutte sono imperniate a questa bivalenza. Qualche biografo con cultura medica ha ipotizzato un disturbo schizofrenico dell’autore.

Come riportato dal biografo Alfred Colling, gli anni fra il 50 ed il 53, sono quelli in cui Schuman scopre il fascino delle sedute spiritiche. Il piccolo tavolo vibra, rivelandogli i segreti di geni scomparsi. Appaiono i primi disturbi acustici: sente voci che cercano di spiegargli l’incommensurabilità di Dio, angeli che gli provocano “meravigliose sofferenze”. Allucinazioni uditive, musica suggerita da musicisti scomparsi (ad es. un tema in bi bemolle maggiore dettatogli da Mendelsshon in persona).

Nel mese di dicembre 1853 Clara, rimasta incinta per l’ottava volta, viene accolta con sfrenato entusiasmo durante una serie di concerti in Olanda mentre Robert fa progetti maestosi ed inconcludenti. Ritorna alla composizione per piano, che era stata fonte di grande soddisfazione negli anni trenta, quando, inebriato dall’amore, componeva per l’allora adolescente Clara pagine di immensa purezza armonica che ella suonava con perizia e passione.

Nel 1853 il concetto di “doppelganger” tanto caro alla coppia si sfalda. La coppia infatti teneva un diario comune che lasciavano all’ingresso del loro appartamento in cui l’uno e l’altra separatamente scrivevano i loro pensieri e le loro esperienze quotidiane anche con annotazioni circa i loro pensieri più intimi e le loro passioni. In tal modo essi si consideravano un’unica entità o, appunto, “Doppelganger”. In quel fatidico anno compare nella loro vita un personaggio significativo: il ventenne Johannes Brahms. Schuman scrive su di lui parole di enorme apprezzamento nel articolo intitolato “Vie Nuove”. In quest’articolo considera il giovane compositore il vero “genio nascente” della musica contemporanea. L’amicizia fra i due, separati da 23 anni di età, è oggetto di discussione. Brahms appare nella vita di Schuman nel suo momento peggiore. Rimarrà vicino a Clara, vivendo nella loro casa anche dopo l’internamento del marito nel manicomio di Endenich.

Un periodo torbido nella mente di Schuman, chiuso tra le quattro strette mura della sua cella e affetto da una anoressia che lo debiliterà nel fisico e nella mente. Giorni di sofferenze indicibile durante il quale compone il Gesange der Fruhe (Canto dell’Aurora). Una musica “libera” senza elementi bipolari, che invece caratterizzarono tutta la produzione pianistica, che getta nuova luce sulla poetica intrinseca del compositore. Molto si è scritto sull’ipotetica malattia mentale di Schuman: disturbo bipolare, schizofrenia, alcolismo con delirium tremens, ”tinnitus aurium”. Più che la malattia mentale è interessante concentrare l’attenzione sulla vita privata di Schumann, offuscato dalla moglie e con un rapporto complesso con il giovane Brahms, elementi che hanno minato le sue certezze rifugiandosi nell’alcool.

Dall’analisi medica del 1853 si delinea un soggetto dotato di una intelligenza fuori dal comune con componenti bipolari. Il talento della moglie come concertista finisce per offuscarlo. Gli anni di Dusseldorf hanno portato al decadimento della sua autostima. Il tentativo di suicidio del 1854 e la morte per rifiuto dell’alimentazione due anni dopo sono le estreme conseguenze di tutto ciò.

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